Mai giudicare una mamma senza conoscere la sua storia | Federica Suella
Federica Suella racconta perché una mamma che si prende cura di sé non va giudicata, ma compresa nella sua storia.
Ultimamente mi capita sempre più spesso di notare una cosa che mi lascia davvero perplessa.
Vedo mamme al parco con i bambini, fuori da scuola o semplicemente mentre fanno la spesa, che vengono osservate da altre donne quasi con sospetto.
Il loro “crimine”?
Essere ben tenute. Avere i capelli a posto, un filo di trucco, un vestito carino, qualcosa che le faccia sentire bene e a proprio agio.
È come se fosse ancora radicata l’idea che una mamma, per essere considerata davvero tale, debba per forza apparire stanca, trascurata e sempre un passo indietro rispetto a tutto il resto.
Come se l’immagine della maternità fosse ancora legata a un vecchio stereotipo: quello della donna che si annulla completamente e dimentica di essere, prima di tutto, una donna.
Perché una mamma che si cura viene giudicata?
Io mi chiedo spesso: perché?
Perché una mamma che si prende cura di sé viene giudicata, invece di essere vista come un esempio di forza, dignità e amor proprio?
Forse una parte della risposta sta proprio nel nostro passato.
Un tempo, la figura della neomamma era spesso quella di una donna quasi eroica, chiusa in casa, assistita e a volte anche controllata da madri, suocere e parenti.
Il suo mondo diventava la casa. Il suo pensiero principale era il nuovo arrivato. La sua identità finiva per fondersi completamente con quella di madre.
Non c’erano sempre il tempo, lo spazio mentale o la libertà di pensare anche a sé stessa. La società, la famiglia e tutto ciò che aveva intorno sembravano dirle che il suo ruolo era quello. E solo quello.
Oggi le cose stanno cambiando
Oggi, per fortuna, le cose stanno cambiando.
O forse sarebbe più giusto dire che le stiamo cambiando noi.
L’aiuto serve, eccome. Una mamma non dovrebbe mai essere lasciata sola. Ma essere aiutata non deve significare essere chiusa dentro un ruolo, come se tutto il resto della sua vita non esistesse più.
Oggi una mamma, con i suoi tempi, con le sue forze e con la sua volontà, può trovare il modo di essere ancora sé stessa.
Può ritagliarsi un’ora, un momento, un piccolo gesto di cura che le ricorda di essere anche Federica, Giulia, Sara, oltre che “la mamma di”.
E questa non è una mancanza verso i figli.
È una forma di forza.
Prendersi cura di sé non significa amare di meno
Prendersi cura di sé non significa amare di meno i propri figli. Anzi.
Significa capire che, per stare bene, per riprendere in mano la propria quotidianità e per sentirsi più sicure, abbiamo bisogno anche di piccoli gesti che ci facciano sentire bene nella nostra pelle.
Un filo di trucco, un vestito scelto con cura, i capelli sistemati, una passeggiata, un momento per respirare: a volte basta davvero poco per ricordarci chi siamo.
E quel benessere si riflette anche sui nostri bambini.
Un figlio percepisce molto più di quanto immaginiamo. Sente se la sua mamma è spenta, stanca dentro, sempre in sacrificio. Ma sente anche quando sta ritrovando armonia, quando sorride non solo per gli altri, ma anche per sé stessa.
Dietro ogni donna c’è una storia
Per questo penso: meno male che oggi tante donne non si dimenticano più di sé.
Meno male che una mamma può desiderare di essere in ordine anche solo per andare al supermercato.
Meno male che può volersi bene senza doversi giustificare.
Prima di giudicare, dovremmo fermarci un attimo.
Dietro a un filo di trucco o a un vestito scelto con cura c’è sempre una storia che non conosciamo.
Può esserci una donna che sta cercando di ritrovarsi. Una mamma che ha attraversato notti difficili. Una persona che, dopo essersi dedicata a tutti, sta imparando piano piano a dedicare un po’ di amore anche a sé stessa.
E molto spesso quella non è vanità.
È una storia di grande amore: l’amore verso sé stesse, necessario per poterlo poi donare ancora più grande a chi ci sta accanto.
Nota della redazione: Le riflessioni espresse rappresentano l’esperienza personale, autentica e fedele dell’autore.
Questo contenuto è stato ottimizzato esclusivamente nella forma e nella leggibilità con il supporto dell’intelligenza artificiale, mantenendo rigorosamente intatto il significato, le emozioni e il messaggio originale dell’autore.