Cosa fare dopo gli studi? Tra sogni, radici e coraggio | Federica Suella

Dopo gli studi, i giovani devono partire o possono costruire qualcosa qui? Una riflessione sincera tra sogni, radici e futuro.

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Cosa fare dopo gli studi? Tra sogni, radici e coraggio | Federica Suella

Mi trovo spesso a riflettere su una delle domande più grandi che oggi aleggia sul nostro Paese: cosa faranno i nostri ragazzi, i nostri giovani, una volta terminati gli studi?

La risposta, purtroppo o per fortuna a seconda dei punti di vista, sembra essere sempre più spesso una sola: andare all’estero. E da mamma questa è una realtà che mi tocca nel profondo. Vedere i nostri talenti costretti a cercare altrove la propria realizzazione fa male. È come vedere andare via un pezzetto del nostro futuro.

Dall’altra parte, però, penso anche a quanto un’esperienza del genere possa essere formativa. Può diventare una grande occasione di crescita personale e professionale. Ma la vera domanda che continuo a pormi è un’altra: è giusto che questa diventi quasi una scelta obbligata, invece che una decisione libera?

Una scelta che spesso nasce dall’incertezza

Molte volte partire non è il frutto di un progetto chiaro, ma di un grande punto interrogativo. Non si sa bene cosa fare, non si vedono alternative forti e allora si prova a tentare la fortuna altrove. Si parte con la valigia piena di sogni e, spesso, con un biglietto di ritorno in tasca: se si trova lavoro e si riesce a costruire qualcosa, bene. Altrimenti si torna a casa.

Il peso di chi decide di restare

Poi c’è anche chi sceglie di restare. Chi accetta un lavoro che non ama pur di non allontanarsi dalla famiglia, dagli amici, dalle proprie radici. Anche questa è una scelta sofferta, fatta di rinunce silenziose e di un equilibrio difficile tra aspirazioni e affetti.

E troppo spesso tutto questo si decide sull’onda del momento, senza un vero piano B. Ed è proprio qui che nasce una riflessione importante: forse dovremmo insegnare ai nostri figli non solo a scegliere una strada, ma anche a crearne una. A costruire un’alternativa concreta qui, in Italia, senza sentirsi costretti a partire per forza.

Il futuro non dovrebbe essere una trappola

Forse certe scelte nascono ancora più indietro, da quando si è molto giovani. A volte basta una decisione presa troppo presto, come quella della scuola superiore, per ritrovarsi anni dopo dentro un percorso che non ci rappresenta più. Crescendo, ci si rende conto che quel lavoro non è ciò che si desidera davvero, e allora si finisce per sentirsi in trappola.

In quel momento partire sembra l’unica via d’uscita. Per capire finalmente cosa si vuole, oppure per inseguire un sogno che era rimasto chiuso per troppo tempo in un cassetto.

Il consiglio che darei ai ragazzi

Lo ammetto: da ragazza questo pensiero ha sfiorato anche me. Ma non avevo motivi abbastanza forti da affrontare una scelta così grande, da lasciare i miei affetti e ricominciare altrove.

Oggi, però, il consiglio che mi sento di dare ai ragazzi è semplice e sincero: inseguite il vostro sogno, ovunque si trovi. Che sia qui in Italia, costruendo qualcosa di vostro con le vostre mani, oppure dall’altra parte del mondo.

La cosa più importante non è il luogo in cui vi trovate, ma la passione che ci mettete e la felicità che state costruendo per voi stessi. Non accontentatevi mai.


Nota della redazione: Le riflessioni espresse rappresentano l’esperienza personale, autentica e fedele dell’autore.
Questo contenuto è stato ottimizzato esclusivamente nella forma e nella leggibilità con il supporto dell’intelligenza artificiale, mantenendo rigorosamente intatto il significato, le emozioni e il messaggio originale dell’autore.