Alfredo Piliego: "L’AI ruberà il lavoro? O lo perderà solo chi rifiuta di usarla?"

L'intelligenza artificiale non sostituirà l'uomo, ma chi sa usarla sostituirà chi non lo fa. L'analisi di Alfredo Piliego sul futuro del mercato del lavoro.

Alfredo Piliego: "L’AI ruberà il lavoro? O lo perderà solo chi rifiuta di usarla?"
L'AI sta cambiando il mercato del lavoro

L’intelligenza artificiale sta cambiando il mercato del lavoro. Alcuni ruoli spariranno, è inevitabile. Ma per chi sceglie di evolversi si sta aprendo una delle più grandi opportunità professionali degli ultimi decenni.

Il caso di Venezia: paura o opportunità?

In questi giorni sta facendo discutere una notizia arrivata da Venezia. Un’azienda ha deciso di chiudere la propria sede e licenziare tutti i dipendenti dopo aver riorganizzato gran parte dei processi interni attorno all’intelligenza artificiale. È una notizia che ha acceso subito il dibattito pubblico, perché quando si parla di AI e lavoro la reazione è quasi sempre la stessa: paura, diffidenza, a volte rabbia.

La narrativa che emerge è semplice e immediata. L’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro.

La storia si ripete

Ma se ci fermiamo un attimo a guardare la storia con un minimo di distanza, ci accorgiamo che non è la prima volta che succede qualcosa di simile. Ogni grande salto tecnologico ha generato lo stesso tipo di tensione. Quando sono arrivati i computer molti lavori legati alla gestione cartacea sono scomparsi. Con internet sono cambiate intere industrie. Gli smartphone hanno riscritto il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e vendiamo. Eppure il lavoro non è sparito. Si è trasformato.

Quali lavori verranno sostituiti?

Il punto, quindi, non è se alcune professioni verranno sostituite. Questo accadrà. Sta già accadendo. Il vero punto è capire quali attività vengono sostituite e quali invece acquistano valore. L’intelligenza artificiale è estremamente efficiente nel gestire compiti ripetitivi, prevedibili e standardizzabili. Analizzare grandi quantità di dati, generare contenuti di base, rispondere a richieste ricorrenti o eseguire processi codificati sono attività che una macchina può svolgere più velocemente di una persona.

Se un lavoro si basa esclusivamente su queste operazioni, è naturale che venga progressivamente automatizzato. Questo però non significa che l’essere umano diventi inutile. Significa piuttosto che cambia il tipo di contributo richiesto. Strategia, interpretazione dei problemi, visione d’insieme, capacità di prendere decisioni, creatività, relazione con le persone. Tutte queste dimensioni restano profondamente umane e diventano ancora più importanti quando la tecnologia accelera i processi. Ed è proprio qui che si sta aprendo uno spazio enorme per nuove professionalità.

La nascita di nuove professioni

Ogni rivoluzione tecnologica crea nuove figure di interfaccia. Persone che non sostituiscono le macchine ma che sanno usarle, guidarle e integrarle nei processi aziendali. Con l’intelligenza artificiale sta emergendo esattamente questo tipo di ruolo: professionisti capaci di tradurre i bisogni di un’azienda in workflow automatizzati, di scegliere gli strumenti giusti, di supervisionare i risultati e di trasformare la tecnologia in valore reale.

In altre parole, non stiamo assistendo alla sostituzione dell’uomo con la macchina. Stiamo assistendo alla nascita di un nuovo modo di lavorare insieme alla macchina.

Il vero rischio è restare immobili

Il vero rischio oggi non è l’intelligenza artificiale. Il vero rischio è restare immobili mentre il mercato cambia. Pensare che il proprio lavoro rimarrà identico per sempre, ignorare strumenti che stanno ridisegnando interi settori o rifiutarsi di imparare qualcosa di nuovo è una scelta che, nel medio periodo, può diventare molto più pericolosa di qualsiasi tecnologia.

Perché l’AI non toglierà il lavoro a tutti. Lo toglierà soprattutto a chi deciderà di non volerci lavorare. Siamo in una fase storica molto particolare. L’intelligenza artificiale non è ancora completamente integrata nei processi aziendali e molte imprese stanno ancora cercando di capire come utilizzarla davvero. Questo significa che esiste uno spazio enorme per chi decide di formarsi adesso, di sperimentare, di acquisire competenze e di posizionarsi come figura capace di collegare il mondo delle aziende con quello delle nuove tecnologie. Ed è proprio qui che si gioca la partita dei prossimi anni.

Una collaborazione tra uomo e macchina

Il futuro non sarà una sfida tra uomo e macchina. Sarà una collaborazione tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Le aziende che cresceranno non saranno quelle che sostituiranno le persone con gli algoritmi, ma quelle che sapranno unire la velocità della tecnologia con la capacità umana di dare direzione, senso e visione.

Perché la tecnologia accelera i processi. Ma la direzione, alla fine, resta sempre una scelta dell’uomo.

Alfredo Piliego
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